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“Dov’è suo marito?”

Spesso quando sono in cantiere mi capita di non essere presa sul serio in quanto donna: l’essere di sesso femminile, anche nel 2024, in certe situazioni, mina la percezione della mia autorevolezza sia rispetto al mondo dell’edilizia con cui mi interfaccio, sia in quanto imprenditrice della mia società.

Più volte mi è stato chiesto: “Dov’è suo marito”, domanda a cui ho sempre risposto con un sorriso: “Bah spero a lavorare”. Non so dove sia mio marito in questo momento, ma in ogni caso non deve essere qui con me.

Recentemente, sempre in un mio cantiere, mi è stato invece domandato: “Ma lei per chi lavora?”. Ero in compagnia della mia architetta, anche lei donna, e per esser precisi la domanda è stata: “Ma voi per chi lavorate?” .
Al che io ho risposto che non lavoravamo per nessuno, o meglio lavoravamo entrambe per me, essendo io la committenza, e questo ha confuso ancora di più il mio interlocutore. Che dopo una una pausa ha insistito: “No, ma per quale società lavorate?”, perchè essendo un grosso cantiere vi erano più società coinvolte contemporaneamente. Con grande pazienza ho specificato: “La società è mia, sono io la proprietà, lei è una libera professionista che lavora per me su questo cantiere” e questa persona proprio non riusciva a capacitarsene, mi ha fatto la stessa domanda ancora una terza volta e dopo aver ottenuto la stessa risposta che comunque non l’ha convinto, tant’è che ha risposto con un “Ah bon!” di sufficienza, ha mollato il colpo senza neanche scusarsi per l’insistenza.

Li per li questo episodio mi ha fatto sorridere, ma mi ha fatto anche riflettere.

 

Un’imprenditrice donna in cantiere

casetta

Fortunatamente questo approccio non l’ho mai vissuto con i miei colleghi sviluppatori e nemmeno con la maggior parte dei fornitori con cui ho collaborato in questi anni, anzi con molti di loro ho instaurato rapporti fruttuosi e continuativi.

Quelli scettici probabilmente pensano che io non riesca a capire le dinamiche del cantiere, che non abbia una preparazione valida, o altre volte che io sia la moglie che gioca a fare il lavoro del marito. Non credo che abbiano provato a fregarmi in quanto donna o meglio, se provano a fregarti è perché ci provano un po’ con tutti, non perché sei donna…c’è parità di trattamento almeno in questo ;)

Come reagisco quando ho la percezione di non essere presa sul serio in cantiere? In generale tendo ad assecondare, a confermare il pregiudizio che io non capisco niente, talvolta assumendo un atteggiamento da vera e propria “oca giuliva”, divertendomi molto. Questo ovviamente diventa un discrimine per scegliere le persone con cui costruire collaborazioni e quelle che eviterò in futuro.

Da parte degli investitori di capitali non ho mai percepito invece un atteggiamento sminuente ma ovviamente chi arriva da me non ha questo tipo di pregiudizi, se no sceglierebbe altre figure con cui investire. La vera domanda ovviamente è: “Qualcuno non si approccia a me perché sono donna?” e per questo però non ho una risposta.

Oltre alla discriminazione un’ulteriore fatica la provo quando mi capita di parlarne e scorgo negli interlocutori degli occhi alzati al cielo e un atteggiamento da “ma che esagerata, siete voi che vi fissate, a forza di sentirvi discriminate lo rendete reale”.

E a chi pensa questo mi viene solo da rispondere che qui nessuno vuole fare la vittima ma semplicemente che sto riportando un dato basato sulla mia esperienza personale. E soprattutto che non è perché la discriminazione esiste che mi farò limitare ma non è perché non mi faccio limitare che non esiste.

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